Il coaching e la storia di Usain Bolt

Obiettivi del coaching: la storia di Usain Bolt

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La sedicesima edizione del Campionato Mondiale di Atletica Leggera questa volta si svolge a Londra dal 4 al 13 agosto. Dove ha gareggiato per l’ultima volta Bolt e che nella seconda giornata dei mondiali si è dovuto “accontentare” della Medaglia di Bronzo. Ci sono stati fischi e lamenti tra il pubblico, quando sia lui che il vincitore Justin Gatlin hanno concluso la gara. Bolt ha cercato di zittire la folla mentre si è congratulato sinceramente con Glatin, il quale si è inchinato a Bolt in segno di rispetto e onore per aver vinto contro il campione indiscusso negli ultimi 10 anni. Ma ripercorriamo un po’ la sua storia.

Qual è la vera forza di Bolt?

Da bambino, come racconta il padre in un’intervista, non voleva neanche diventare un campione: “come uno di quelli”, diceva. Eppure eccolo qui. È stato il campione indiscusso dell’atletica leggera e non si è mai arreso. Durante il suo percorso si è procurato diversi infortuni, ma ha avuto la flessibilità di rialzarsi e di adattarsi ad ogni evento che accadeva al di fuori del suo controllo. Ma ha sempre focalizzato la sua attenzione sui suoi obiettivi. Questi per essere meglio compresi e raggiunti, possono essere distinti in obiettivo di risultato, lo scopo finale da raggiungere; obiettivo di performance, il come lo ha portato avanti.

Concentrato sull’obiettivo fino alla fine

Il suo obiettivo cardine come abbiamo accennato, era la vittoria in ogni gara e non segnare dei record (in realtà è riuscito in entrambi i casi segnando dei primati mondiali.) Bolt ha una capacità di concentrazione straordinaria. Ogni volta che deve affrontare una performance trova il suo stato di eccellenza eseguendo dei balletti durante le gare, che sono una dimostrazione di quanto incida la gestione dello stato e delle emozioni quando si devono affrontare situazioni importanti nella propria vita. Le sue danze sono molto funzionali ai suoi risultati: grazie ad esse riesce a visualizzare tutto il percorso che dovrà fare, entrando nello stato di Flow. Questo nel coaching viene inteso come quella capacità che consente all’atleta di pensare esclusivamente alla gara e di abbandonare tutte le interferenze che lo possono deconcentrare per lo svolgimento del compito. In questo modo focalizzandosi solo su se stesso e oscurando il mondo circostante, ognuno nella vita può davvero raggiungere il successo. Nel coaching esistono diverse applicazioni e nel mondo sportivo esiste la figura del mental coach.

Conoscere se stessi

La capacità del giovane Usain è quella di conoscere le proprie potenzialità e di diventarne consapevole. In una gara di velocità chi ha le gambe più lunghe riesce a correre più velocemente degli altri. Per raggiungere la massima rapidità si impiega però del tempo e poiché si vince in 9 secondi e mezzo, ogni passo è importante. Lui è consapevole di avere le gambe più lunghe dei suoi avversari e sa come deve correre: all’inizio più piano (mentre i suoi avversari corrono più veloce) e sa che quasi alla fine, verso i 60 mt durante una gara dei 100mt e dopo la curva nella gara dei 200mt, dovrà raggiungere la più alta performance: ottenendo così la vittoria. Sapendo questo, e conoscendo i suoi limiti in partenza perché gli altri spingono di più mentre lui ha un’andatura leggermente rallentata, ha trovato la sua strategia vincente, rimanendo imbattibile per tutti i suoi anni di carriera. Questa sua consapevolezza lo aiuta ad entrare in stato e a gestire le emozioni.

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